ECONOMIA Stampa
25/08/2015

SM 3792 -- La primavera dell'economia ambientale

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 25 agosto 2015 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Qualche settimana fa è morto a 85 anni Emilio Gerelli, il primo e il più interessante studioso italiano di economia dell’ambiente. Gerelli era già un affermato professore di Scienza delle finanze nell’università di Pavia quando, negli anni sessanta del secolo scorso, è esplosa, nel mondo e anche in Italia, l’attenzione per l’”ecologia”. Milioni di persone nei paesi industriali si sono resi conto che l’aria era inquinata e che i fiumi erano coperti di schiume e hanno capito che la fonte di queste nocività ambientali andava riconosciuta nella rapida crescita economica, nella produzione industriale e nei consumi. Le fabbriche, le abitazioni, il traffico “consumavano” crescenti quantità di energia, allora ricavata soprattutto da carbone e petrolio, i cui fumi si aggiungevano a quelli delle industrie metallurgiche e delle raffinerie; le fogne urbane e industriali e quelle degli allevamenti zootecnici andavano a contaminare i fiumi e il mare. 

Per un professore di economia pubblica, come Gerelli, appariva chiaro che la ricetta per sconfiggere il degrado ambientale andava cercata proprio negli strumenti della sua disciplina. Si era infatti di fronte ad un fallimento del mercato. L’inquinatore aveva un utile scaricando, senza pagare niente, i suoi rifiuti nell’aria e nelle acque, beni comuni; coloro che respiravano l’aria inquinata o bevevano l’acqua contaminata si ammalavano e avevano un danno perché dovevano curarsi. Il problema era già stato affrontato nel 1912 da un famoso economista inglese, Arthur Cecil Pigou (1877-1959), che aveva suggerito come ristabilire una forma di giustizia facendo pagare qualche soldo all’inquinatore per costringerlo a smettere di inquinare. Il prof. Gerelli applicò questa ricetta alle mutate condizioni tecnologiche. Lo “stato”, il proprietario dei beni ambientali che sono di tutti, doveva fissare dei limiti alla massima quantità di inquinanti che un soggetto poteva immettere nell’ambiente; applicare delle multe a chi superava tali limiti, e contribuire con soldi pubblici se i costi dei depuratori avessero costretto gli inquinatori a cessare l’attività e licenziare i lavoratori. Alla fine ci sarebbero stati meno danni per i cittadini esposti all’inquinamento, più lavoro e maggiore benessere per tutti. 

Il prof . Gerelli ebbe modo di applicare questi criteri di economia “ambientale”, appunto, come membro delle commissioni che prepararono la prima legge nazionale contro l’inquinamento delle acque, approvata, dopo anni di dibattiti, nel 1976, la cosiddetta “legge Merli” dal nome del deputato democristiano Gianfranco Merli (1924-1998) che fortemente la volle nonostante l’energica opposizione degli industriali (e che “per punizione” non fu rieletto in Parlamento). Restava la necessità di misurare l’entità dei costi e dei benefici per gli inquinatori e gli inquinati, un problema che poteva essere risolto analizzando il carattere di ciascuna fonte di inquinamento (fabbriche, edifici, trasporti, agricoltura) e i processi e i costi dei sistemi di abbattimento degli agenti inquinanti. Alla fine degli anni sessanta furono pubblicati degli studi, a cui lo stesso Gerelli aveva collaborato, secondo cui i vantaggi economici della difesa dell’ambiente (minori malattie, minori danni al patrimonio edilizio e ai beni culturali) erano superiori ai costi per l’installazione di depuratori e filtri. 

Nel 1970, lo stesso anno in cui fu proclamata da prima “Giornata della Terra”, il prof. Gerelli organizzò a Pavia un convegno su: “'La difesa della natura: aspetti economici, urbanistici, giuridici”, la prima occasione in cui si confrontarono studiosi delle varie discipline economiche ed ecologiche (gli atti sono sfortunatamente ormai introvabili).

L’autorità scientifica di Gerelli era riconosciuta anche a livello internazionale tanto che fu nominato direttore della nuova sezione ambientale dell’OECD (l’organizzazione dei paesi industrializzati per lo sviluppo economico e sociale) con sede a Parigi. Qui, fra l’altro, organizzò nel 1971 il primo importante convegno internazionale di “environmental economics”, probabilmente la prima volta in cui nel titolo di un volume figura il nome, poi subito diventato di gran moda, di “economia ambientale”. 

Erano anni di vivaci dibattiti; altri economisti, come Kenneth Boulding (1910-1993) e Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994), ricordavano che la Terra ha risorse limitate da usare con parsimonia e altri ancora suggerivano che, per la salvezza del pianeta, occorreva porre dei limiti alla crescita economica. Questo non poteva essere accettato dagli altri economisti e ne seguì un vivace dibattito che è stato ricostruito in un saggio dello storico Luigi Piccioni, purtroppo disponibile soltanto nella rivista telematica ”altronovecento” del 2012. http://www.fondazionemicheletti.it/altronovecento/allegati/4880_2012.6.26_Quaderno_2_Altro900.pdf

Gerelli si dimostrò critico verso i “catastrofisti” e scrisse vari libri sostenendo che la tecnologia, un buon uso degli strumenti economici e una buona gestione della pubblica amministrazione rappresentavano la vera soluzione alle crisi ambientali. Gerelli contestò, con vivace ironia, anche la diffusa tesi che gli eventi ambientali e climatici estremi sono dovuti al lento inesorabile riscaldamento planetario provocato dai gas che le attività umane “economiche” immettono nell’atmosfera.

 

Per i suoi studi Gerelli ebbe molti riconoscimenti internazionali e nazionali; membro della prestigiosa Accademia dei Lincei fu anche sottosegretario all’ambiente nel breve governo Dini (1995/96), rivestì importanti cariche nell’Università di Pavia di cui era professore, poi emerito, e fu ascoltato consigliere di molti governi. Col passare degli anni, ci siamo allontanati perché avevamo una diversa visione quanto all’interpretazione dei guasti ambientali e ai metodi per porvi rimedio, ma non posso dimenticare il debito che molti di noi hanno verso lo studioso che, quarant’anni fa, ci ha spinto a guardare sotto nuova luce i rapporti fra ecologia ed economia.





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