RIFIUTI Stampa
30/09/2009

SM 2501 -- Riciclologia

La Gazzetta del Mezzogiorno, 28 aprile 2004

http://nebbia.blog.dada.net/post/144093/La+riciclo-logia

http://www.museoenergia.it/museo.php?stanza=5&ppost=163

 

 

La riciclo-logia

 

 

Giorgio Nebbia <nebbia@quipo.it>

 

I numeri parlano da soli: ogni anno in Italia si producono (2004) oltre cento milioni di tonnellate di rifiuti solidi, lo stesso peso del petrolio greggio importato e raffinato in Italia. Dieci volte di più del grano prodotto, tre volte di più del cemento prodotto in Italia nello stesso anno. Di questi 100 milioni di tonnellate circa 30 milioni sono costituiti dai rifiuti urbani, quelli che escono ogni giorno da milioni di famiglie, di uffici, di negozi, che si accumulano nei puzzolenti cassonetti, quelli che finiscono nel terreno clandestinamente e quelli che vengono buttati via senza che nessuno se ne accorga, qua e là, dove capita. Ma poi esistono i rifiuti delle demolizioni degli edifici, i rottami di macchinari, gli scarti di lavorazioni industriali e tanti altri.

 

Trenta anni fa esisteva una diffusa fiducia nella possibilità di trasformare questi scarti, rottami e rifiuti in materiali utili, in ricchezza; addirittura molte leggi nazionali e la stessa legge europea prescrive il riutilizzo dei rifiuti a fini produttivi, per risparmiare materie prime, alberi, petrolio, minerali e per evitare la contaminazione ambientale dovuta alle discariche e agli inceneritori.

 

Se ci si volta indietro, si vede che tale fiducia è andata delusa; nonostante i fiumi di parole che ogni anno vengono scritte e dette sui rifiuti e sul loro riutilizzo, la realtà è che la maggior parte di tali rifiuti va perduta o distrutta, sepolta nelle discariche o bruciata negli inceneritori, pudicamente chiamati termovalorizzatori. Ciò è dovuto a coincidenti interessi: i profitti che pochi grandi gruppi ricavano dallo smaltimento in discarica o dalla vendita e gestione di inceneritori, grazie anche ad incentivi statali che premiano la costosa elettricità prodotta bruciando i rifiuti. I nemici del riciclo dei rifiuti fanno inoltre circolare il falso mito che le merci riciclate costano troppo e sono di peggiore qualità rispetto alle merci prodotte con nuovi minerali, nuova carta, nuova plastica, nuovo vetro, nuovi metalli.

 

La delusione verso il riciclo dei materiali separati dai rifiuti deriva anche dal fallimento di una coraggiosa azione di ricerca scientifica e tecnica e dalla mancanza di una cultura dell'invenzione e dell'innovazione. A molti studiosi universitari fa un po' schifo pensare come è possibile trasformare la plastica usata in oggetti ancora utili, la carta usata in materiali da costruzione, il vetro usato in abrasivi, eccetera. Eppure tutte queste e molte altre soluzioni sono possibili attraverso la diffusione di una nuova scienza del riciclo --- che chiamerei "riciclo-logia" --- molto più difficile, ma proprio per questo più affascinante, della normale merceologia.

 

A chi volesse affrontare tale nuova scienza può venire il conforto della storia; oggi oltre la metà dell'acciaio prodotto nel mondo viene dal riciclo di macchinari usati; la metà dell'alluminio è prodotto dal riciclo di oggetti di alluminio, con forte risparmio di energia e di acqua; la quasi totalità dei cartoni da imballaggio sono ottenuti da carta straccia riciclata. Ma anche il presente offre motivi di speranza, esistono già imprese che fabbricano mobili, attrezzi da giardino, contenitori di plastica riciclata, addirittura usando miscele di plastica usata non omogenee. Il bitume viene "strappato" dalle strade usurate e rifuso e steso di nuovo per la pavimentazione delle stesse strade. Polvere di vetro usato viene impiegata come antiscivolo sui pavimenti.

 

Ma si tratta soltanto di pochi passi rispetto a quello che si potrebbe fare. La lettura dei molti siti Internet che trattano problemi di rifiuti --- cito per tutti <www.gristmagazine.com> ---mostra l'indignazione per il fatto che negli Stati uniti i processi di riciclo sono in continuo declino, a favore, anche là, di discariche e inceneritori, mentre intere navi di merci usate, dalla plastica, alla carta, ai computer, agli elettrodomestici vengono inviati in Estremo Oriente dove vengono trattati e riciclati e trasformati in merci nuove che magari ritornano negli stessi Stati uniti o vengono da noi in Europa. Non è solo questione di basso costo della mano d'opera, ma di capacità inventiva e imprenditoriale.

 

Il successo della riciclo-logia presuppone varie azioni. La prima è un genuino rilancio della raccolta separata, a livello delle singole famiglie, delle varie frazioni dei materiali presenti nei rifiuti domestici che sono suscettibili di riciclo in nuove merci; se  si miscela plastica e vetro, plastica e carta, vetro e lattine e magari tutto insieme al comune pattume, non si ricupera più né plastica, né vetro, né carta, né metalli in forma riciclabile. La seconda è una crescita della consapevolezza da parte dell'opinione pubblica che la raccolta separata e il riciclo sono operazioni che giovano alla comunità e all'economia nazionale, sotto forma di minori importazioni, di aumento dell'occupazione, di minore inquinamento. Non basta marciare contro gli inceneritori, se non si ha chiaro che l'alternativa è la raccolta separata e il riciclo, operazioni del resto indicate come priorità dalla troppo disattesa legge italiana sui rifiuti.

 

La terza azione è una crescita della cultura tecnico-scientifica. Qualsiasi materiale separato dai rifiuti può essere trasformato in nuove merci se si conoscono la sua composizione chimica e le sue caratteristiche fisiche: occorre insomma una merceologia dei materiali destinati al riciclo. Si tenga presente che i nemici delle operazioni di riciclo, quelli che si vedono sfuggire di mano gli affari delle discariche o la possibilità di bruciare plastica e carta negli inceneritori, sono capaci di invocare l'ecologia per sostenere che il riciclo inquina di più dell'incenerimento, il che non è  vero. In questa direzione va anche il mito, prima ricordato, dell'eccessivo "costo" delle merci riciclate, come se l'inquinamento, le malattie, la migrazione di rifiuti da un paese all'altro, la gestione di discariche e inceneritori, non avessero degli elevati costi che proprio il riciclo potrebbe evitare.

 

Una quarta linea d'azione riguarda l'innovazione: la produzione di nuove merci e manufatti partendo dalle frazioni di materiali recuperate dai rifiuti con una intelligente raccolta separata, sono tipiche iniziative da piccole imprese, animate da una capacità di guardare al futuro. Il mercato dei nuovi manufatti e materiali ottenuti dal riciclo può essere rappresentato da una crescente sensibilità dei consumatori, da una pubblica amministrazione attenta ad una nuova economia.

 

Qualcosa si sta muovendo anche in Italia, ma penso al Mezzogiorno, alla Puglia, come nuova frontiera di imprese e lavoro che coinvolgano le pubbliche amministrazioni, le Università, le organizzazioni di imprenditori, quelle cooperative e dei lavoratori. L'unica cose che mi sorprende è che i problemi dei rifiuti e del riciclo siano così poco presenti nei programmi dei candidati che si preparano alle imminenti campagne elettorali per il rinnovo di numerose amministrazioni locali.





 Chiudi