VARIE Stampa
20/01/2005

Percento di che cosa ?

 

La Gazzetta del Mezzogiorno, 20 gennaio 2005

 

 

Percento di che cosa ?

 

 

Giorgio Nebbia <nebbia@quipo.it>

 

 

"Omnia in numero et mensura et pondere disposuisti". La frase è incisa in una delle sedi dell'Istituto Nazionale di Statistica a Roma e riporta le parole della Sapienza che, nel capitolo XI dell'omonimo libro della Bibbia, "parla" esprimendo la sua ammirazione a Dio perché ha disposto tutte le cose della Terra, secondo numeri, larghezza e altezza, e secondo il loro peso.

 

Effettivamente sarebbe impossibile qualsiasi forma di rapporti sociali ed economici se non disponessimo di numeri e del confronto fra numeri. La statistica è la scienza statistica che applica la matematica all'analisi dei fenomeni sociali e umani e dei loro mutamenti con il tempo. Proprio con le statistiche è possibile sapere se aumenta il numero di persone in un paese, la distribuzione della ricchezza, come aumenta l'altezza delle persone e il loro grado di istruzione. Anzi non ci sarebbe nessun successo nelle scienze esatte se non fosse possibile sottoporre ad analisi statistica i risultati di un esperimento: una sola misura --- della lunghezza di una strada o della concentrazione di colesterolo nel sangue --- potrebbe essere sbagliata e un risultato risulterebbe più affidabile se fosse ripetuto con diversi strumenti e da diversi analisti con risultati quanto più possibile coincidenti.

 

La giusta ammirazione per la statistica consente di avere fiducia nei risultati delle osservazioni umane anche se si ha l'impressione che di indagini "statistiche" se ne facciano forse fin troppe e talvolta senza eccessivo rispetto proprio per le regole della buona statistica. Quante volte ci pervengono, attraverso i mezzi di comunicazione, i risultati di sondaggi fatti chiedendo l'opinione su un certo argomento a un certo numero di persone; il messaggio finale è che il "tanto per cento" sostiene la tale o talaltra cosa che sembra diventare così la verità. Si pensi ai sondaggi che vengono fatti affrettatamente ascoltando le dichiarazioni di voto di coloro che escono dai seggi elettorali: varie volte si è visto che il candidato indicato come vincitore dai sondaggi all'uscita dei seggi (quelli che si chiamano "exit polls") è risultato poi sconfitto. Oppure a quelli che vengono fatte ai mercati per sapere se il prezzo delle mele o dei carciofi è aumentato o no; siamo sicuri che, se lo dice il settanta per cento degli acquirenti, i prezzi sono davvero aumentati o diminuiti ?

 

La fallacia dei sondaggi può venire da due principali cause. La prima è che la domanda è posta male. Se il direttore di questo giornale dovesse decidere se invitarmi a scrivere un altro articolo, non farebbe un sondaggio chiedendo se io sono simpatico o antipatico (un lettore potrebbe rispondere che sono antipatico perché ricorda che l'ho bocciato ad un esame universitario); il direttore farebbe bene a chiedere ai lettori se scrivo in maniera comprensibile, se ritengono che io scriva delle cose giuste, se condividono quanto scrivo. Prenderà la sua decisione se la maggioranza dei lettori è favorevole ai miei articoli, non se mi trova simpatico

La seconda fonte di errori sta nel numero delle persone intervistate; se si intervistano sette persone e quattro dicono "si" e tre "no", il sondaggio sembra indicare una maggioranza di "si" del 57,14 per cento, ma io mi fiderei ben poco di tale risultato, se dovessi scegliere una marca di automobili o un detersivo, perché è fatto su un "campione" (come si suol dire) piccolissimo, di sole sette persone, privo di significato "statistico". Ben diverso avrebbe potuto essere il risultato se le persone intervistate fossero state 980 o 1360. Tanto è vero che alcuni sondaggi indicano, giustamente, quante persone sono state intervistate.

 

Un'altra fonte di errore è rappresentata dal modo in cui è stata fatta una intervista: ciascuno di noi riceve, per posta, inviti a rispondere a una serie di domande, ma molti non rispondono. L'opinione di chi risponde è veramente rappresentativa di coloro di cui sarebbe utile conoscere che cosa pensano ? Il "per cento" di risposte positive o negative è davvero attendibile ? Lo stesso discorso vale per le interviste telefoniche; io mi rendo conto che molte persone, per lo più giovani disoccupati, trovano un salario, spesso temporaneo, nei centri telefonici da cui partono le chiamate (i "call centers") dei sondaggi, e sono contento per loro, ma a me da fastidio esprimere una opinione a una voce sconosciuta.

 

Simili perplessità provo quando sento i risultati di indagini "statistiche" sulle variazioni nel tempo di alcuni fenomeni importanti. Citavo prima le statistiche sulle variazioni dei prezzi delle merci. Gli uffici statistici nazionali e europei elaborano i loro risultati sulla base di certe norme (abbastanza) ben precise, una delle quali è la variazione del prezzo, misurato in certi punti e città "campioni", delle merci e dei servizi compresi in un "paniere" che "contiene" merci e servizi svariati, dalla pasta alimentare alla benzina, agli spettacoli cinematografici, ai biglietti degli autobus. Fatti certi rilevamenti, certe medie e elaborazioni, che sono oggetto proprio della scienza statistica, salta fuori alla fine un numero che dice che, in un certo anno, l'inflazione è aumentata o diminuita di "tanto per cento". Benché queste indagini siano fatte da un organismo statale sono soggette a critiche, per esempio da parte dei consumatori che hanno l'impressione che al mercato i prezzi aumentano più di quanto appare dagli indici "ufficiali".

 

Mi fiderei di meno se una ditta privata mi dicesse che la vita costa di più a Cremona o a Barletta, e ancora di meno se mi dicesse che la "qualità della vita" (ben difficile da definire) è migliore o peggiore a Valenza Po o a Minervino Murge, senza dire come ha fatto i conti

 

Sono convinto che la vita delle persone migliorerebbe se ci fosse una maggiore educazione alla statistica, se fin dalle scuole i ragazzi, davanti ad un "per cento", venissero educati a chiedersi "per cento di che cosa ?". Una pedagogia nel riconoscere il vero e il sospetto nelle statistiche e nei sondaggi sarebbe resa facile dal fatto che in Italia nelle Università c'è una gloriosa tradizione di scienziati della statistica.

 

La Sapienza era contenta che Dio avesse posto tutte le cose secondo i numeri, ma i numeri vanno misurati come si deve.

 

 





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